Mp3 hd (parte 2)
Continuiamo il nostro excursus tecnico nell’analisi del nuovo codec di casa Thomson, l’mp3 hd. Dopo aver dato un’occhiata generale a quelle che sono le alternative presenti diamo ora un’occhiata più approfondita a come essi si comportano effettivamente sul campo.
Per fare ciò ho effettuato dei semplici test codifcando 2 brani di genere rock della durata di circa 4 minuti. Ho analizzato i risultati in termini di tempi di codifica, dimensione del file risultante e percantuale di compressione rispetto al file originale in wav.
In effetti per avere dei risultati più esaurienti e precisi avrei dovuto scegliere un numero maggiore di brani con caratteristiche differenti, ad esempio musica classica piuttosto che rock e brani con momenti di silenzio, ma per motivi di tempo questo non è stato fatto.
Sono convinto comunque che tali test possano costituire un punto di partenza abbastanza affidabile per farsi almeno un’idea approssimativa della bontà dei principali codec di compressione audio. I codec utilizzati per fare il confronto sono 3 e tutti open source: FLAC 1.2.1, APE e WAV PACK 4.5.
Bene ma passiamo a questo punto ai fatti:
diciamo subito che questo fantomatico mp3HD non se la passa poi così tanto bene rispetto alla concorrenza. Le differenze si notano già analizzando le funzioni offerte dai codificatori (i test sono stati fatti da linea di comando senza usare programmi esterni).
L’mp3hd non offre praticamente nessuna opzione per modificare i parametri di codifica, se non quelli legati al bitrate del flusso lossy del file.
Per capire meglio questa affermazione non si può non spiegare il principio di funzionamento del codec: il nuovo file mp3 si compone di una parte lossy (il classico file a cui siamo abituati) e di una sorta di flusso correttivo che dà origine al file senza perdita. Il secondo flusso viene incapsulato nella parte del file relativo ai dati ID3 in modo da garantire la retrocompatibilità. In questo modo un decoder tradizionale leggerà solamente il flusso tradizionale mentre un decoder appropriato estrarrà il flusso lossless.
Quindi da linea di comando potremo decidere solamente il bitrate con cui codificare la parte lossy. Un po’ poco rispetto a tutto ciò che possiamo fare con gli altri codec, come scegliere la qualitàdella codifica e fare molti altri controlli.



Dai grafici sopra riportati balza subito all’occhio che l’mp3hd è quasi sempre in ultima posizione. L’unica grossa differenza si nota nel tempo di codifica, dove l’APE in modalità “insane”, ovvero la modalità più accurata del codec, arriva ultimo con notevole margine.
ciò che conta davvero sono però le dimensioni finali del file, o meglio il rapporto di compressione rispetto al file orginale. Ma anche in questo caso si nota che il nuovo mp3 è davanti solamente al FLAC in modalità 0 (ovvero la codifica meno accurata). Quindi facendo due conti abbiamo che un’ora di musica, circa 605 MB, verrebbe compressa in circa 464 MB, con flac in 438 MB e addirittura 428 MB con ape.
Abbiamo visto in definitiva quali sono i punti a favore di questo nuovo formato mp3 ma soprattutto i limiti nei comnfronti delle alternative open source. Da un lato l’mp3hd può contare sulla semplicità di utilizzo dovuta alla sua struttura retrocompatibile che ne garantisce il funzionamento su praticamente tutti i dispositivi attualmente in commercio, nonchè i nuovi lettori che supporteranno appieno le caratteristiche lossless del formato.
Come contro però si è visto che in realtà tale formato non è poi così flessibile ed efficente come le controparti free, le quali sono ormai molto ottimizzate e soprattutto ben documentate (come tutto il software libero d’altronde).
