Archive for marzo, 2009

Cellulari sempre più open

Il mercato dei sistemi operativi per cellulari va sempre più nella direzione del software libero. In Italia gli amanti delle novità nel campo della telefonia mobile attendono con ansia l’uscita del nuovo smart phone di HTC, dotato del sistema operativo Android.android logo
Il nuovo gioiellino di casa Google (bigG per gli amici) ha creato tanta attesa non soltanto per le sue innovative funzionalità (guarda il video sotto per avere una prova), ma anche per la sua licenza totalmente aperta. Ognuno potrà personalizzare il proprio smart phone come meglio crede, modificando e implementando nuove funzionalità.
La strategia di Google è sempre stata molto aperta e propositiva verso il software open source al punto che qualcosa sta cambiando anche per quanto riguarda il primo colosso della telefonia mobile.

Mi riferisco ovviamente a Nokia, il colosso finlandese che di recente si sta muovendo verso la symbian_osstessa direzione di Google. Il primo passo è stato l’istituzione di Symbian foundation con l’obbiettivo, stando a ciò che dicono, di creare la più importante piattaforma per dispositivi mobili nel giro di due anni. Attualmente quindi alcune parti del codice di symbian sono aperte ai membri della fondazione sotto licenza Eclipse, ma è solo questione di tempo prima che tutto il progetto venga rilasciato (si parla del 2010).

Sarà interessante analizzare come si comporteranno queste due realtà e quali saranno le contromosse di Microsoft, il terzo colosso che con il suo Windows mobile prova a spartirsi la torta.
C’è da dire che in questo settore le grandi aziende stanno finalmente cominciando a capire quali siano le potenzialità della comunità. Questo potrebbe voler dire cambiare il proprio ruolo e dirigersi verso un lavoro più gestionale e organizzativo dei progetti, nonchè di supporto proprio verso la comunità.
D’altronde questo è già successo su più ampia scala per quanto riguarda i contenuti multimediali del web (tutto ciò che è riassumibile con web 2.0) e tutto fa pensare che succederà anche per il software.

Mp3 hd (parte 2)

Continuiamo il nostro excursus tecnico nell’analisi del nuovo codec di casa Thomson, l’mp3 hd. Dopo aver dato un’occhiata generale a quelle che sono le alternative presenti  diamo ora un’occhiata più approfondita a come essi si comportano effettivamente sul campo.

Per fare ciò ho effettuato dei semplici test codifcando 2 brani di genere rock della durata di circa 4 minuti. Ho analizzato i risultati in termini di tempi di codifica, dimensione del file risultante e percantuale di compressione rispetto al file originale in wav.
In effetti per avere dei risultati più esaurienti e precisi avrei dovuto scegliere un numero maggiore di brani con caratteristiche differenti, ad esempio musica classica piuttosto che rock e brani con momenti di silenzio, ma per motivi di tempo questo non è stato fatto.

Sono convinto comunque che tali test possano costituire un punto di partenza abbastanza affidabile per farsi almeno un’idea approssimativa della bontà dei principali codec di compressione audio. I codec utilizzati per fare il confronto sono 3 e tutti open source: FLAC 1.2.1, APE e WAV PACK 4.5.

Bene ma passiamo a questo punto ai fatti:
diciamo subito che questo fantomatico mp3HD non se la passa poi così tanto bene rispetto alla concorrenza. Le differenze si notano già analizzando le funzioni offerte dai codificatori (i test sono stati fatti da linea di comando senza usare programmi esterni).
L’mp3hd non offre praticamente nessuna opzione per modificare i parametri di codifica, se non quelli legati al bitrate del flusso lossy del file.

Per capire meglio questa affermazione non si può non spiegare il principio di funzionamento del codec: il nuovo file mp3 si compone di una parte lossy (il classico file a cui siamo abituati) e di una sorta di flusso correttivo che dà origine al file senza perdita. Il secondo flusso viene incapsulato nella parte del file relativo ai dati ID3 in modo da garantire la retrocompatibilità. In questo modo un decoder tradizionale leggerà solamente il flusso tradizionale mentre un decoder appropriato estrarrà il flusso lossless.

Quindi da linea di comando potremo decidere solamente il bitrate con cui codificare la parte lossy. Un po’ poco rispetto a tutto ciò che possiamo fare con gli altri codec, come scegliere la qualitàdella codifica e fare molti altri controlli.

canzone-1-tempo1

canzone-1-dimensione1

canzone-1-rapporto2

Dai grafici sopra riportati balza subito all’occhio che l’mp3hd è quasi sempre in ultima posizione. L’unica grossa differenza si nota nel tempo di codifica, dove l’APE in modalità “insane”, ovvero la modalità più accurata del codec, arriva ultimo con notevole margine.
ciò che conta davvero sono però le dimensioni finali del file, o meglio il rapporto di compressione rispetto al file orginale. Ma anche in questo caso si nota che il nuovo mp3 è davanti solamente al FLAC in modalità 0 (ovvero la codifica meno accurata). Quindi facendo due conti abbiamo che un’ora di musica, circa 605 MB, verrebbe compressa in circa 464 MB, con flac in 438 MB e addirittura 428 MB con ape.

Abbiamo visto in definitiva quali sono i punti a favore di questo nuovo formato mp3 ma soprattutto i limiti nei comnfronti delle alternative open source. Da un lato l’mp3hd può contare sulla semplicità di utilizzo dovuta alla sua struttura retrocompatibile che ne garantisce il funzionamento su praticamente tutti i dispositivi attualmente in commercio, nonchè i nuovi lettori che supporteranno appieno le caratteristiche lossless del formato.

Come contro però si è visto che in realtà tale formato non è poi così flessibile ed efficente come le controparti free, le quali sono ormai molto ottimizzate e soprattutto ben documentate (come tutto il software libero d’altronde).

Mp3 hd (parte 1)

Una manna dal cielo per milioni di utenti, un grosso grattacapo per le case discografiche, nel bene e nel male il formato mp3 si è imposto come formato predominante per quanto riguarda la compressione di musica.

Di recente Thomson ha ideato quello che dovrebbe essere il successore dell’mp3, chiamato guarda caso mp3 HD (ormai un termine che va di moda).
Molte cose sono cambiate da quando la prima versione dell’mp3 fu pubblicata, questa nuova codifica cerca di adattarsi al mercato attuale senza perdere i punti di forza originari.
In questo e nel prossimo post cercherò di mettere in evidenza le caratteristiche dell’mp3 HD in relazione soprattutto ad altri codificatori attualmente disponibili. Cercherò di procedere prima da un punto di vista più generale presentando quelli che potrebbero essere i punti di forza e non, per poi passare ad un’analisi un po’ più tecnica e dettegliata.

mp3hd

L’obbiettivo dell’mp3 hd è quello di creare un formato senza perdita (lossless) mantenendo la retrocompatibilità con l’mp3 standard. In qeusto modo potrà essere riprodotto in modo “fedele” sui lettori che dispongono di un codec appropriato, mentre sui lettori tradizionali ci si dovrà accontentare della qualità del cliassico mp3.
Ne deriva quindi un formato ibrido che potrebbe fare la felicità di molti utenti alla ricerca della facilità di utilizzo ma che potrebbe far storcere il naso ai puristi dell’alta fedeltà.

Questa della Thomson è stata senza dubbio una mossa di marketing astuta in quanto può contare su uno standard solido ed affermato, motivo che potrebbe portare molti utenti a sceglierlo rispetto ad altri formati lossless.

Da un altro punto di vista però bisognerà vedere quali saranno le reazioni di altre aziende che non è detto siano propense a pagare i diritti per  implementare il suddetto codec. Thomson infatti concede in licenza gratuita il codificatore e decodificatore per uso personale, mentre per usi commerciali richiede 75$ cent per ogni decoder (hardware o software) e 2,5-5$ per il codificatore (fonte mp3licensing.com).

L’mp3 HD si va ad agigungere ad una già nutrita schiera di formati sia liberi che proprietari. La stessa Microsoft creò un formato alternativo all’mp3, chiamato windows media audio (WMA) che incluse nel suo lettore per non dover pagare i diritti.
Nel campo dell’Open Source i formati più conosciuti sono il Monkey audio (APE), il wav pack e il free lossless audio codec (FLAC) per quanto riguarda la compresisone senza  perdita, mentre per quanto riguarda la compressione lossy troviamo il musepack (mpc) e diverse varianti dell’mp3, come ad esempio LAME.

La domanda quindi sorge spontanea: è veramente necessario un altro fomato di compressione? Come in quasi tutti i casi saranno le politiche di mercato a decidere la morte o la fortuna di un prodotto, per cui in attesa di vedere come si comporteranno i produttori di software e hardware, cominciamo a vedere come si comporta sulla carta il nuovo formato… alla prossima puntata.

TopTray v0.1

Tra i mille servizi offerti dal Politecnico di Torino c’è anche la possibilità di connettersi in wifi alla sua rete. Una volta aperto il browser verremo rediretti sulla pagina di login in cui inserendo matricola e password potremo finalmente accedere alle rete.
Dico finalmente perchè in realtà tale operazione è alquanto lunga e noiosa.

Per questo oggi vi presento una piccolissima utility, chiamata TopTray e sviluppata all’interno del Politecnico di Torino che automatizza queste operazioni permettendoci in pochi click di navigare. Il programma permette anche di memorizzare username e password in modo da rendere ancora più veloce l’accesso.

Il software, rilasciato sotto licenza GPL è sviluppato in python, un linguaggio che sin dalla sua ideazione ha riscosso numerosi consensi, grazie soprattutto alla sua versatilità.
Può esere infatti utilizzato come linguaggio strutturato, ad oggetti o funzionale, ma soprattutto è un linguaggio multipiattaforma per cui le sue applicazioni sono facilmente trasportabili su sistemi operativi differenti.

python logo

Dalla pagina principale del progetto TopTray è possibile scaricare una versione compatibile con il proprio sistema operativo: al momento sono disponibili versioni per windows, mac os e una versione multipiattaforma oltre naturalmente ai sorgenti e ai repository per linux.

L’open source è bello perchè è gratis

Una ricerca fatta da Sun Microsystem riguardo il suo pacchetto di applicativi per l’ufficio Open Office, ha fatto emergere un interessante dato: le ragioni per cui molte aziende stanno decidendo di passare all’utilizzo di software free starebbero nel fatto che essi sono completamente gratuiti. Tale fattore, dato il periodo economico non particoloarmente florido, è diventato ancora più importante.

Molte realtà  aziendali cercano come possono di abbattere i costi e quelli derivanti dalle licenze di Office non sono poi così irrisori. In fondo la maggior parte delle funzioni spettacolari presenti nel pecchetto di Office non sono neanche minimamente prese in considerazione da chi magari deve stilare solo qualche lettera o fattura. Inoltre OpenOffice viene costantemente migliorato dal punto di vista della compatibilità, al punto che oggi non si hanno quasi più problemi di conversione (parlo ovviamente di documenti considerati “normali” senza funzioni ed effetti particolari).

Sicuramente Stallman si troverà  un po’ interdetto leggendo dichiarazioni del genere. Proprio lui infatti, così legato all’etica delle sue idee, agli albori del software libero disse all’incirca così: “il concetto di free software è più vicino alla libertà di parola piuttosto che una birra gratis”. Purtroppo per lui non tutti la pensano così.